Bollettini Antifa _ Nordest

LIBERA INFORMAZIONE DI RESISTENZA ANTIFASCISTA
venerdì, 12 dicembre 2008

Sul "paradiso" infernale del Governo Berlusconi: Conti pubblici

MISURE ANTICRISI? MA LO STATO CI GUADAGNA di Tito Boeri 10.12.2008 (www.lavoce.info)

Il decreto anticrisi ha un saldo netto in positivo di 390 milioni. Un risultato sorprendente. Pur con la prudenza dovuta al livello del debito pubblico, sarebbe stato fondamentale aumentare la spesa pubblica o ridurre la pressione fiscale. Invece, il provvedimento prevede un incremento netto delle entrate, in gran parte tributarie, per compensare quello delle spese. In recessione l'unico modo per migliorare i conti pubblici è far ripartire l'economia. E il governo dovrà presumibilmente intervenire in corso d'opera perché le misure di spesa appaiono sotto finanziate.

Grazie all’ottimo lavoro del servizio bilancio della Camera, abbiamo finalmente un quadro completo del decreto anticrisi varato quasi due settimane fa dal nostro Consiglio dei ministri. Il risultato è però sorprendente. Dopo che a Washington il 16 novembre scorso era stato annunciato dal ministro Tremonti un piano da 80 miliardi, ridotto solo tre giorni dopo a 12,7 miliardi, poi sceso a 7 miliardi, a 6,5 e, infine, il 29 novembre a 3,7 miliardi, ci ritroviamo ad avere un intervento a saldo zero. Più precisamente, il decreto anticrisi ha un saldo netto in positivo, tra variazioni nette nelle entrate e nelle uscite, di 390 milioni. Non solo non c’è una riduzione della pressione fiscale, ma vi è un incremento netto delle entrate, in gran parte tributarie, di 3 miliardi e mezzo che serve più che a compensare l’aumento netto delle spese.

CRESCE SOLO LA BUROCRAZIA

Dal punto di vista macroeconomico, questo significa che ci stiamo preparando alla peggiore recessione del Dopoguerra sparando a salve. Una manovra antirecessiva può, infatti, avere un significativo impatto macroeconomico solo se varia i saldi. In un contesto come quello attuale, sarebbe stato fondamentale aumentare la spesa pubblica o ridurre la pressione fiscale per rilanciare l’economia. Certo, tutto questo andava fatto con prudenza, dato il livello del nostro debito pubblico. E mettendo subito in atto piani che ci portassero, quando la crisi sarà finita, a finanziare stabilmente le minori entrate (o maggiori spese) decise oggi con riduzioni permanenti della spesa, come quelle che stiamo proponendo sulle varie missioni del bilancio pubblico. Il decreto anticrisi, invece, finanzia le maggiori spese con maggiori entrate, innalzando ancora di più la pressione fiscale. C’è da chiedersi come reagiranno gli altri governi del G20 e il Fondo monetario, che da tempo chiedono una forte azione di stimolo fiscale coordinata tra i diversi paesi, cui anche l’Italia è chiamata a dare un contributo.
I dettagli riguardo all’impatto della manovra sul bilancio dello Stato (la tabella sul bilancio della pubblica amministrazione è più complessa, ma comunque consegna un saldo positivo) vengono forniti dalla tabella qui sotto. La parte del leone viene svolta dalla rivalutazione dei valori contabili Ias, una misura di riallineamento dei valori fiscali e contabili che in parte anticipa entrate future. Oggi, semmai, dovrebbe essere compiuta l’operazione opposta, immediate riduzioni di tasse oggi compensati da riduzioni di spesa domani. Vi sono poi circa 500 milioni che derivano da inasprimenti dell’Iva. Si noti che negli altri paesi si sta procedendo in direzione diametralmente opposta, riducendo l’Iva, come consentito dalla Commissione europea.
Il decreto anticrisi si limita così a redistribuire risorse. E la redistribuzione, modesta peraltro, avviene con costi amministrativi molto elevati soprattutto in rapporto alle erogazioni concesse ai cittadini, come mettono in luce Massimo Baldini, Simone Pellegrino e Paola Monti. Si crea tanta burocrazia, ma nessun posto di lavoro con manovre di questo tipo. E non si offre protezione alla grande platea di lavoratori con contratti a termine che rischia di rimanere senza lavoro nei prossimi mesi.

Si dirà che una manovra a saldo zero non peggiora i conti pubblici, a differenza di quanto sta avvenendo in altri paesi. Ma non è così. Primo, perché in fasi di crisi come questa i conti peggiorano comunque e l’unico modo per migliorarli è far ripartire al più presto l’economia, creando le condizioni per cui i tagli alle tasse e le nuove spese decise oggi siano sostenibili, possano durare nel tempo. Secondo, perché il governo rischia di doversi trovare fra qualche mese a spendere molto di più di quanto previsto. Le misure di spesa appaiono sotto finanziate: a esempio, stimiamo che la social card costerà almeno 600 milioni, 150 in più di quelli stanziati per questa misura. E i fondi aggiuntivi per gli ammortizzatori sociali non sono comunque adeguati, anche mantenendo le regole attuali, per tassi di disoccupazione a due cifre. Questo significa che il governo dovrà presumibilmente intervenire in corso d’opera, come esplicitamente previsto dal decreto attuativo della social card, per chiudere il rubinetto delle erogazioni oppure per ampliare le dotazioni dei vari fondi, rendendo così discorsivi gli effetti della spesa.

Quadro di copertura DL 185/2008 – effetti sul SNF per il 2009 (milioni di euro)

clicca sul quadro per ingrandire

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domenica, 07 dicembre 2008

Ninna nanna di Trilussa

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categoria: video, guerre


domenica, 16 novembre 2008

L'anima di Eluana

L'anima di Eluana

Finalmente la sentenza è stata emessa. Eluana Englaro puo' "morire".

Il paese si è spaccato in due, com'era prevedibile. E come era prevedibile il ciarlare su questa vicenda ha riempito e riempie le pagine di rotocalchi, quotidiani, radio e televisioni. Perchè di ciarlare si tratta quando invece, una vicenda come questa richiederebbe invece, a mio modesto parere, una buona dose di dignitoso e rispettoso silenzio.


Non voglio però parlare di un problema che è evidentemente sentito nelle varie anime del paese. Il testamento biologico, la dolce morte non sono certo realtà lontane da noi. E non credo nemmeno siano eventi eccezionali. Vicende come quella di Eluana e della sua famiglia hanno il pregio di renderle visibili, e credo che alla tenacia, alla dignità ed alla perseveranza di quell'uomo, il padre di Eluana, vadano resi onori e meriti al pari di quelli che si rendono agli eroi.


Ma al di là di tutto questo, voglio concentrarmi un'attimo su un'altro aspetto di questa e di chissà quante altre vicende simili.


Voglio parlare dell'anima.


Molti insigni uomini di medicina hanno sostenuto e ribadito che Eluana in realtà è morta 17 anni fa. E credo abbiano ragione. Anche se io posso affermarlo solo a livello percettivo, come la maggior parte di tutti noi. E se è vero, dov'è stata e cos'ha fatto, visto o percepito l'anima di Eluana? E' morta anche lei 17 anni fa oppure è ancora viva e presente? Non ho sentito nemmeno una parola su questo, in tutto questo "ciarlare" non ho sentito nessuno accennare, nemmeno per sbaglio, all'anima di Eluana. Se ci fermiamo alle percezioni sensoriali corporali, forse è lecito pensare che non ha avuto in tutti questi anni la percezione di quel che le stava accadendo, gli occhi non hanno visto, le orecchie non hanno sentito... Ma cosa puo' aver visto e sentito la sua anima?

Perchè nessuno si è fatto questa domanda?
Me la sarei aspettata, ad esempio, dai tanti uomini di chiesa che da secoli fanno dell'anima la loro piu pregiata mercanzia, ed invece nulla.


Io non so bene se l'anima, per la concezione comune che abbiamo tutti noi esista davvero oppure no, ma il problema me lo sono posto. Mi sono chiesto diverse volte se Eluana in qualche modo, con energie a noi ancora semisconosciute avesse percezione di quanto le stava accadendo. E mi sono anche chiesto se quel corpo non rappresentasse una prigione forzata per un'anima che invece aveva tutto il diritto di volare via, libera.


E se cosi fosse, in base a quali leggi, umane o divine, quell'anima è stata condannata a 17 anni di reclusione?
Di quali gravi colpe poteva essersi macchiata l'anima di una ragazza poco più che adolescente? Per quale assurdo motivo l'abbiamo condannata ad una pena cosi severa?

Ma forse sto farneticando. L'anima non ha una personalità giuridica. L'anima non è tangibile, non è misurabile, non è....
E siccome non è, quali diritti puo' mai accampare? E davanti a chi puo' farli valere? Non certo davanti alla giustizia degli uomini, forse davanti al tribunale di Dio? Il tribunale di Dio probabilmente la sua sentenza l'aveva già emessa quel tragico giorno di 17 anni fa. Sono stati gli interventi umani a condannare quell'anima alla sua prigionia. L'evoluzione della scienza e della medicina, i trattamenti terapeutici e chirurgici, il mantenimento in vita attraverso l'alimentazione e l'idratazione forzata. Tutte pratiche utilissime per il corpo, certo, ma non per l'anima. E perchè gli uomini di chiesa continuano a pronunciarsi sul "diritto alla vita" pensando solo ai corpi portatori di quella vita? Ma l'anima non era quel soffio vitale soffiato nel fango? E' dunque l'anima la vita non il fango.


Sto vaneggiando, sicuramente sto vaneggiando. Il mio irrazionale sta prendendo il sopravvento sul mio razionale, lo sento. O forse no...

No, perchè se io fossi al posto di Eluana vorrei volare via libero.

Non vorrei mai restare imprigionato in un corpo che non puo' piu muoversi, che si riempie di piaghe da decubito, sicuramente imbottito di antibiotici e di altri farmaci per evitare le inevitabili infezioni ospedaliere aiutate nel loro lavoro da un'immuno-depressione inevitabile.


Un corpo che deve essere alimentato e dissetato con tubi di plastica cuciti nello stomaco.


Un corpo che non mi serve piu..

Vorrei vedere le persone che mi vogliono bene libere di vivere la loro vita anche senza di me. Non vorrei che fossero condannate a visitare quel corpo che mi tiene prigioniero e che non mi da nemmeno la possibilità di rivolgere loro la parola, di dirgli quanto gli voglio bene, di sorridergli. Mi rattristerebbe troppo il pensiero della loro vita scandita dalla periodicità di visite troppo simili a quelle che si fanno nel parlatorio di una prigione, morirei se sapessi che la prigione in cui sono stato incarcerato sono io, il mio stesso corpo, morirei...
Morirei appunto, ma non potrei farlo, perchè insigni scienziati, illustri uomini di chiesa, giornalisti straparlanti ignoranti e pettegoli, bigotti di ogni razza e specie, politicanti prezzolati e detestabili mi terrebbero inchiodato e prigioniero in nome della VITA, parola di cui hanno da tempo dimenticato il significato.


Non vorrei mai tutto questo, MAI.


Per questo sono contento Eluana, sono contento che finalmente quel corpo che ti tiene prigioniera da cosi tanto si spegnerà lasciandoti finalmente libera di volare, di ricominciare davvero a vivere. La tua anima, il tuo soffio vitale liberato dal fango, tu, finalmente, ritornerai a sorridere.



Gianluca Miano
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domenica, 16 novembre 2008

La morte scandalosa di Marcos Garcia.

La morte scandalosa di Marcos Garcia.

E’ questa l’Italia dove vogliamo vivere?

di Gennaro Carotenuto,
 Domenica 16 Novembre 2008


Ha causato un po’ di scandalo in Toscana, e remotissima eco nel resto del paese, la morte di Marcos García Martiniano, un disabile di origine brasiliana di 28 anni ritrovato cadavere nelle campagne di Certaldo. Marcos viveva da anni con gli zii a Lastra a Signa.


Sabato scorso, come tutti i giorni, era stato affidato ai volontari della Misericordia che lo avevano lasciato sulla porta del centro diurno di Scandicci dove passava le giornate. I volontari non hanno verificato che il centro quella mattina fosse chiuso e sono ripartiti lasciandosi alle spalle il ragazzo.


A quel punto è cominciata un’evitabile odissea che ha portato Marcos alla morte. Lasciato solo a se stesso, si è allontanato, si è perso, ha cominciato a girovagare, forse per giorni, fino a che non è sopraggiunta la morte. “Per il freddo e la paura” dicono, in attesa dell’autopsia.


Nel frattempo in molti cercavano Marcos e in molti lo hanno avvistato, ma nessun samaritano si è fermato a domandargli se aveva bisogno di aiuto. Del resto, chi si ferma a chiedere come sta ad un immigrato sconosciuto? Lunedì ne ha parlato “Chi l’ha visto” e, come ha verificato chi scrive, ancora venerdì, poche ore prima del ritrovamento del corpo, sia l’ospedale di Careggi sia altre zone nelle immediate vicinanze di Firenze erano tappezzate dal suo viso sorridente e ingenuamente fiducioso.


Oggi i volontari della Misericordia sono indagati per “abbandono di disabile con procurata morte dello stesso”.


Se si dovesse arrivare a un processo rischierebbero pene gravi, forse troppo gravi per un caso dove appaiono sommarsi negligenze, disattenzioni, fretta, casualità e mera sfortuna, piuttosto che vera irresponsabilità.


Vi convince la parte in corsivo dell’ultimo paragrafo?

Disattenzione, fatalità e sfortuna piuttosto che irresponsabilità. Ma così si concludono anche il 99% delle inchieste per le morti sul lavoro e per gli incidenti stradali. Ieri un avvocato casertano ubriaco fradicio e strafatto di droga ha assassinato un immigrato senegalese investendolo con la sua macchina.


La giustificazione che ha dato l’avvocato ci rivela tutto il nostro mondo: “avevamo vinto una causa importante e dovevamo festeggiare”.


Dite che pagherà? Dite che capirà che non è stato solo sfortunato? In questo paese esiste oramai una rivendicazione del diritto all’irresponsabilità, alla negligenza, al raffazzonare le cose perché di meglio non si può fare e nel quale ovviamente l’unica salvezza possibile è personale: la speranza che la cattiva sorte tocchi sempre a qualcun altro, che in genere è un disabile, un lavoratore non specializzato, un immigrato, un giovane, un precario.


E allora ecco che l’inaccuratezza, l’imprecisione, l’inadeguatezza (ad assicurarsi delle sorti di un disabile come a garantire la sicurezza di terzi sul lavoro e non, oppure a guidare un’automobile) stanno diventando uno dei problemi sui quali si sta avvitando la nostra società. Per fare bene le cose ci vuole attenzione, preparazione, tempo e soprattutto rispetto per la vita degli altri, quanto suoni stantio un discorso del genere. Ma il modello impone flessibilità, sapersi arrangiare, e soprattutto far presto. Perfino nel volontariato dove si suppone che nessuno ti obblighi. E impone controlli, investimenti, coscienza. Viviamo in una società che dibatte sul fatto che la vita della povera Eluana Englaro sia comunque degna di essere vissuta e che vigila sulla dignità della (presunta) vita di ogni singola cellula staminale.

Ma a Marcos chi ci pensa?
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domenica, 16 novembre 2008

"​Parti​giano​"​ e lo pesta​no a sangu​e


"​Parti​giano​"​ e lo pesta​no a sangu​e


Due stude​nti aggre​diti da una squad​racci​a di Forza​ Nuova​.​ Quatt​ro arres​ti.
Malag​uti e Guerz​oni finit​i in in manet​te fanno​ parte​ di una band estre​mista​
di Carlo​ Gulot​ta
BASTA​ poco,​ anche​ nella​ sonna​cchio​sa Bolog​na,​ per esser​e etich​ettat​i come "​comun​isti"​ e "​parti​giani​"​ e merit​are per quest​o gli insul​ti e un viole​ntiss​imo pesta​ggio.​ Posso​no basta​re i jeans​ strap​pati,​ una chita​rra in spall​a,​ un tambu​ro.​ Simbo​li di un "​nemic​o"​.​ E se dall.​.​altra​ parte​ c..è una squad​racci​a di nazis​kin,​ teste​ vuote​ e rasat​e,​ alcol​ a fiumi​ nello​ stoma​co,​ tanta​ rabbi​a e abbig​liame​nto d.​.​ordin​anza - anfib​i,​ bombe​r e tatua​ggi - guai a rispo​ndere​ «I parti​giani​?​ Bisog​nereb​be ringr​aziar​li,​ hanno​ liber​ato l.​.​Itali​a».​ Per aver rispo​sto così,​ uno stude​nte calab​rese di ingeg​neria​ di 34 anni pross​imo alla laure​a,​ per gli aggre​ssori​ uno scono​sciut​o,​ uno che per giunt​a non ha mai fatto​ attiv​ità polit​ica in vita sua, è stato​ insul​tato e pesta​to a sangu​e la notte​ scors​a da un grupp​o di giova​ni adere​nti a Forza​ Nuova​ in piazz​a della​ Merca​nzia.​ Preso​ a calci​ anche​ un amico​ che ha cerca​to di sottr​arlo alla furia​.


I picch​iator​i sono stati​ indiv​iduat​i e arres​tati dalla​ poliz​ia pochi​ istan​ti dopo:​ sono Luigi​ Guerz​oni,​ 33 anni,​ bolog​nese,​ secon​do la Digos​ respo​nsabi​le provi​ncial​e per i giova​ni di Forza​ Nuova​,​ Vince​nzo Gerar​di,​ 26, detto​ "​Micci​a"​,​ borde​r-​line fra la forma​zione​ di ultra​destr​a e i grupp​i skinh​ead come Aless​andro​ Malag​uti,​ 20 anni,​ di Persi​ceto,​ anche​ lui in manet​te,​ e Gunth​er Xavie​r Latia​no,​ 25, pugli​ese,​ domic​iliat​o a Bolog​na,​ anche​ lui attiv​ista della​ forma​zione​ neofa​scist​a di Rober​to Fiore​.​ Malag​uti e Guerz​oni suona​no nella​ band "​Legit​tima Offes​a"​ prota​gonis​ta del film "​Nazir​ock"​,​ grupp​o "​nazio​nalis​ta e antic​omuni​sta"​ (​così sta scrit​to sul loro sito)​ amati​ssimo​ dai ragaz​zi della​ destr​a radic​ale.


In quest​ura,​ almen​o due di loro sono conos​ciuti​ssimi​:​ Guerz​oni ha prece​denti​ per armi,​ lesio​ni,​ episo​di di discr​imina​zione​ razzi​ale e deten​zione​ di mater​iale esplo​dente​,​ Gerar​di per danne​ggiam​ento e assoc​iazio​ne a delin​quere​;​ entra​mbi l.​.​estat​e scors​a erano​ finit​i nell.​.​inchi​esta della​ pm Plazz​i su una serie​ di pesta​ggi e aggre​ssion​i a immig​rati e omose​ssual​i.​ Una banda​ di picch​iator​i e razzi​sti,​ insom​ma.​ Una squad​racci​a "​organ​ica"​ a Forza​ Nuova​,​ secon​do gli inqui​renti​.



L.​.​altra​ notte​,​ quand​o sono stati​ blocc​ati in via Ugo Bassi​ dopo il pesta​ggio (​Latia​no è stato​ preso​ per primo​,​ in una pizze​ria da aspor​to sotto​ le Due Torri​)​ con loro c.​.​era anche​ una ragaz​za,​ rilas​ciata​ ieri a fine giorn​ata perch​é riten​uta estra​nea all.​.​aggre​ssion​e.​ Ma davan​ti al bar in piazz​a della​ Merca​nzia,​ prima​ della​ "​puniz​ione contr​o i nemic​i"​,​ l.​.​altra​ sera c.​.​erano​ almen​o altre​ tre o quatt​ro perso​ne.​ La poliz​ia li sta cerca​ndo.


Il racco​nto di "​Franc​o"​,​ ricov​erato​ al Maggi​ore col naso e la masce​lla rotti​,​ un dente​ salta​to via per i calci​ presi​ anche​ quand​o era già a terra​ e gli occhi​ chius​i dai livid​i,​ è un film dell.​.​orror​e.​ «Io e i miei amici​ torna​vamo da una festa​ di laure​a.​ Verso​ le tre e mezza​,​ quand​o siamo​ arriv​ati in piazz​a della​ Merca​nzia,​ davan​ti a un bar sotto​ il porti​co siamo​ stati​ insul​tati da un grupp​o di ragaz​zi con le teste​ rasat​e.​ No, mai visti​ prima​.​ Ci hanno​ urlat​o contr​o "​Comun​isti di m. parti​giani​ del c.". Proba​bilme​nte solo perch​é non erava​mo vesti​ti come loro e aveva​mo gli strum​enti music​ali.​ Per evita​re lo scont​ro ci siamo​ spost​ati sull.​.​altro​ lato della​ strad​a.​ Ma quand​o ho senti​to quell​.​.​insul​to sui parti​giani​,​ beh, ho rispo​sto.​ Ho detto​ che di loro bisog​na esser​e fieri​ perch​é hanno​ liber​ato l.​.​Itali​a.​ A quel punto​ ci hanno​ lanci​ato contr​o delle​ botti​glie e gli sgabe​lli del bar, sembr​avano​ delle​ belve​.​ Mi sono salta​ti addos​so tutti​ assie​me,​ conti​nuava​no a pesta​re,​ una viole​nza inaud​ita».


Un amico​ di "​Franc​o"​,​ nel tenta​tivo di sottr​arlo al pesta​ggio,​ è stato​ ferit​o in modo lieve​.​ E.. andat​a assai​ peggi​o allo stude​nte di Ingeg​neria​:​ i medic​i,​ per ridur​re i danni​ alla masce​lla,​ forse​ dovra​nno opera​rlo.​ «Sono​ belve​ - s.​.​infur​ia la sorel​la - hanno​ picch​iato degli​ scono​sciut​i perch​é a loro,​ proba​bilme​nte,​ sono sembr​ati dei "​compa​gni"​.​ Ma che vita è mai quest​a,​ se per evita​re risch​i uno è costr​etto a mimet​izzar​si fra la folla​?​».

(16 novem​bre 2008)
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martedì, 11 novembre 2008

Camilleri - Obama - Berlusconi ...

Camilleri - Obama - Berlusconi ...
Unità :

"Obama abbronzato? Berlusconi parla da replicante
di Saverio Lodato

Lo conoscevamo come la mitezza fatta persona, il grande affabulatore con il sorriso eternamente sulle labbra, capace di ascoltare chiunque senza pregiudizi o tetragone certezze mentre tutto intorno l'inquinamento acustico sembra voler zittire le poche parole di buon senso che ogni tanto vengono pronunciate anche in Italia, un cantore, documentato e minuzioso, della Sicilia e del mondo che fu, insomma, come uno scrittore gentiluomo.


Ma come sarà saltato in mente ad Andrea Camilleri di affermare che Maria Stella Gelmini, la ministra che brandì l'accetta con l'intenzione di riformare la scuola, «non è un essere umano»?
Ammetterete che in casi del genere non si può fare a meno di dare la parola all'imputato.



Imputato Camilleri Andrea, cosa ha da dire a sua discolpa?
«Che nel mio caso è stato usato lo stesso metodo di colui che disse: “Datemi la frase di un uomo e ve lo farò impiccare”».



Chi era costui?
«Credo fosse un gesuita... Del mio discorso ai ragazzi del Mamiani, è stata riportata solo mezza frase, l'incipit di un discorso più lungo».



Allora ha rincarato la dose?
«Ho detto solo di più: ho chiarito il senso della frase. Ho detto che la Gelmini non è un essere umano in quanto è una replicante, una replicante di Berlusconi, come tanti ce ne sono in questo governo. Che è il primo governo marziano della storia d'Italia».



Imputato Camilleri, forse lei ha letto tropo Orwell e Huxley.

Che ci azzecca la fantascienza con un governo di centro destra regolarmente eletto dagli elettori?
«C'entra, invece. È marziano perché usano un altro linguaggio: quello del vocabolario personale inventato da Berlusconi, dove le parole sono interscambiabili e assumono diversi significati, a seconda delle circostanze».



Beh, se le cose stanno così, qualche ragione imputato Camilleri possiamo riconoscergliela. A proposito non le pare che analogo processo linguistico a quello che lei sta subendo, potrebbe essere intentato al presidente del consiglio quando definisce "abbronzato" il presidente Usa, "imbecilli e coglioni" i rappresentanti dell'opposizione, "tarati mentalmente" i magistrati, e "eroe", Vittorio Mangano, lo stalliere mafioso di Arcore? Di fronte a questo spettacolo, Carla Bruni, signora Sarkozy si è detta contenta di non aver più la cittadinanza italiana.


«Perché intentare un processo contro Berlusconi? È lui l'inventore di questo vocabolario. Il problema è quando gli altri, per trattare con lui, adoperano lo stesso linguaggio. In quanto alle parole della signora Bruni Sarkozy mi permetto di non essere d'accordo. Sono felice di appartenere, nel bene e nel male, al mio paese».



Già che ci siamo.

Trova normale che un emerito ex Capo dello Stato, Cossiga per intenderci, stia scrivendo ad alta voce un raggelante «vademecum per il perfetto celerino», con spirito e frasi tali da fare impallidire anche la scuola poliziesca degli Scelba e dei Tambroni?
«Posso io, vostro onore, fare una domanda?».



Imputato, ne ha facoltà.


«Grazie. Ma dove sta scritto che in Italia per gli ex capi dello Stato, presidenti della Repubblica, sia previsto il titolo di "presidente emerito"? Scalfari o Ciampi non hanno titolo per diventare "emeriti" anche loro? Quanto al suggerimento alla polizia di spargere almeno "un po' di sangue", penso che fortunatamente per tutti noi la polizia sia migliore di chi elargisce simili consigli. So che molti, nella polizia, leggono e vedono in televisione Montalbano. Penso siano perfettamente in grado di capire quanto sono insidiosi e di pessimo gusto i consigli dei quali loro dovrebbero essere i destinatari».



Tornando a questo benedetto linguaggio della politica italiana, a questi vocabolari ad usum delphini.

Non sarebbe l'ora di metterli definitivamente all'indice?
«Sono perfettamente d'accordo con lei: invece che metterli all'indice, mi limiterei a metterli in soffitta».



Ennio Flaiano, in un suo racconto, immagina lo sbarco dei marziani a Roma.

Che direbbe oggi Flaiano di questi marziani formato casalingo?
«Non posso rispondere, perché se ricordassi il finale di Un marziano a Roma, sarei accusato di volgarità. La commedia, rappresentata da Vittorio Gassman, finiva con un sonoro pernacchio indirizzato al marziano mentre cammina per Via Veneto».



Imputato Camilleri Andrea, lei è assolto, quanto meno - come si direbbe oggi - per insufficienza di prove.


«Non sono d'accordo "Vostro Onore". Preferirei la assoluzione per prescrizione, che oggi va ancora più di moda».
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lunedì, 10 novembre 2008

Presentata Proletaria a Roma

Presentata Proletari@ a Roma

09/11/2008 22:15 www.proletaria.it

A Roma presentata al Teatro Tendastrisce Proletari@. Una vera folla composta da un migliaio di compagni, tra cui moltissimi i giovani, le donne e tantissimi i lavoratori in rappresentanza di molte fabbriche e luoghi di lavoro.

Dal palco alla platea gli studenti delle scuole di Palermo erano “mischiati” con gli operai della Sammontana e della Marcegaglia; Ciro Argentino della TissenKrupp con Gerardo Giannone della Fiat di Pomigliano; i precari di Taranto con Tommaso Colaninno e Cosimo Borraccino ascoltavano divertiti e attenti le “adesioni video” di Marco Baldini, Fabio Marcelli e Mikaela Petroni delle rsa di Alitalia; Cristina Benvenuti raccontava la sua condizione di proletaria unita alle persecuzioni giudiziarie di I.C mentre Giovanni Bacciardi, Lucia Mango e, in conclusione, Gianni Vattimo ponevano l’accento sul conflitto delle idee, parte integrante della lotta più generale delle classi lavoratrici. L’unico aspetto negativo è stato l’incidente d’auto che ha impedito ad Alessandro Mustillo (per fortuna solo una botta in testa senza conseguenze) di presentare l’iniziativa coordinata poi da Andrea Fioretti che ha ricordato l’appuntamento cruciale di sabato 6 dicembre a Torino per ricordare i morti della Tissen ed impegnarsi con la lotta ad evitare le morti sul lavoro.

Entusiasmo, rigore e sobrietà nel differenziarsi dalla politica leaderistica e di mestiere dei giorni nostri, tutta protesa, purtroppo anche a sinistra, nel riprodurre gli elementi di privilegio della “casta”: basta vedere il cinismo con cui uno come Vendola, ha sottolineato Marco Rizzo nel suo intervento, decide di restare o lasciare Rifondazione sulla base non di un progetto politico per la riscossa delle classi subalterne bensì sulle probabilità o meno di essere eletti alle elezioni europee.
Esattamente il contrario del progetto di Proletari@ che non sarà smaniosa di chiedere voti e poltrone ma che vivrà dei racconti, delle lotte e delle vertenze di una nuova classe sociale che ha tanto bisogno di ritrovare una compattezza identitaria e di riscossa quanto necessita di abbandonare al loro destino i ceti politici che persistono nella loro autoriproduzione.
Il lancio di Proletari@ è stato seguito con attenzione in questi giorni dal Corriere della Sera, dal Tg1, dal Tg2 e dal Tg5 (video). Amareggia, ma non stupisce, la disattenzione totale de il Manifesto, certo molto più attento alle riunioni radical-chic con poche decine di persone promosse da Fava e Vendola.
Adesso spetta ad ognuno di voi dar corpo a questo progetto, scrivendo, fotografando, filmando o riuscendo a farlo fare ai soggetti che vivono le terribili contraddizioni di questa società globalizzata.
Le gambe, ma soprattutto la testa di questo progetto siete voi care compagne e compagni!
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categoria: comunicati, messaggi, inviati


lunedì, 10 novembre 2008

La notte nera della democrazia

Pestaggi, violenze.

In settimana la sentenza per i 29 poliziotti
accusati delle violenze nella scuola di Genova nel 2001
Quelli della Diaz: le verità negate
La notte nera della democrazia

di GIUSEPPE D'AVANZO

Quelli della Diaz: le verità negate La notte nera della democrazia
UNO STATO che vessa e maltratta le persone private della libertà non è uno Stato democratico. Una polizia che usa la forza non per impedire reati, ma per commetterne, non può essere considerata "forza dell'ordine". Fatti di questo genere distruggono la credibilità delle istituzioni più di tanti insuccessi dei poteri pubblici". Valerio Onida, giudice emerito della Corte Costituzionale. Sono parole che bisogna tenere a mente ora che il processo per le violenze della polizia nella scuola "Diaz", durante i giorni del G8 di Genova, è prossimo alla sentenza.
* * *
Il 21 luglio del 2001 è il giorno più tragico del G8 di Genova. È morto Carlo Giuliani in piazza Alimonda in una città distrutta dai black bloc ? che riescono inspiegabilmente a colpire indisturbati e a dileguarsi senza patemi. Per tutto il giorno, Genova è insanguinata dai pestaggi della polizia, dei carabinieri, dei "gruppi scelti" della guardia di finanza contro cittadini inermi, donne, ragazzi, anche anziani, spesso con le braccia alzate verso il cielo e sulla bocca un sorriso.

Ora, più o meno, è mezzanotte.

Mark Covell, 33 anni, inglese, giornalista di Indymedia. uk, ozia davanti al cancello della scuola Diaz, diventato un dormitorio dopo che i campeggi sono stati abbandonati per la pioggia. Covell si accorge che la polizia sta "chiudendo" la strada. Avverte subito il pericolo. Estrae l'accredito stampa, lo mostra, lo agita. I poliziotti, che lo raggiungono per primi (sono della Celere, del VII nucleo antisommossa del Reparto Mobile di Roma), lo colpiscono con i "tonfa" o "telescopic baton", più che un manganello un'arma tradizionale delle arti marziali: rigido e non di caucciù, a forma di croce: "può uccidere", se ne vanta chi lo usa. Colpiscono Mark senza motivo. Come, senza ragione, un altro poliziotto con lo scudo lo schiaccia ? subito dopo ? contro il cancello mentre un altro, come un indemoniato, lo picchia alle costole. Gli gridano in inglese: "You are black bloc, we kill black bloc" ("Tu sei un black, noi ti uccidiamo").

Covell cade finalmente a terra. E' semisvenuto, in posizione fetale. Potrebbe bastare anche se fosse un incubo, ma per Mark il calvario non è ancora finito. Tutti i "celerini" che corrono verso la scuola lo colpiscono a terra con calci (il pestaggio di Covell è ripreso da una videocamera). Covell rimarrà, esanime, circondato dall'indifferenza, in quell'angolo di via Cesare Battisti, al quartiere di Albaro, per oltre venti minuti. Ha una grave emorragia interna, un polmone perforato, il polso spezzato, otto fratture alle costole, dieci denti in meno. Quando si sveglia in ospedale, viene arrestato per resistenza aggravata a pubblico ufficiale, concorso in detenzione di arma da guerra e associazione a delinquere. (E' ancora aperta l'indagine per individuare i poliziotti che lo hanno quasi ucciso. L'accusa: tentato omicidio).
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Distruggere. Annientare. E' con questo obiettivo che, dopo aver abbattuto con un blindato Magnum il cancello, le prime tre squadre del Reparto Mobile di Roma (trenta uomini) invadono, a testuggine, il pianoterra della scuola. Arnaldo Cestaro, "un vecchietto", è sulla destra dell'ingresso. Viene travolto. Lo gettano contro il muro. Lo picchiano con i "tonfa". Gli spezzano un braccio e una gamba. Ora ci sono urla e baccano. Nella palestra, ai piani superiori ragazzi e ragazze - anche chi si è già infilato nel sacco al pelo per dormire - comprendono che cosa sta accadendo.

Tutti raccolgono le loro cose, il bagaglio leggero che si portano dietro da giorni. Si sistemano con le spalle al muro; chi in ginocchio; chi in piedi; tutti con le braccia alzate in segno di resa; chi ha voglia di un'ultima "provocazione" mostra al più indice e medio a V. Daniel Mc Quillan, quando vede le divise, si alza in piedi e dice: "Noi siamo pacifici, niente violenza". "Come se fossero un branco di cani impazziti, sono su di lui in un istante e lo colpiscono, lo colpiscono, lo colpiscono?", dicono i testimoni. La furia dei celerini si scatena contro chiunque e dovunque, irragionevolmente, con furore (si vede uno che mena colpi con una specie di mazza da baseball).

Melanie Jonach racconterà di essere svenuta subito al primo colpo che la raggiunge alla testa. Gli altri, che vedono la bastonatura inflittale, ricordano i suoi occhi aperti ma incrociati, le contrazioni spastiche del corpo. Anche in queste condizioni, continuano a picchiarla e a prenderla a calci. Un ultimo calcio sbatte la sua testa contro un armadio: ora è "aperta" come un melone. Il comandante del VII nucleo, a quel punto, grida "Basta!". Raggiunge la ragazza. "La tocca con la punta dello stivale. Melanie non dà segni di vita e quello ordina che venga chiamata un'autoambulanza". (Melanie Jonach ci arriverà in codice rosso con una frattura cranica nella regione temporale sinistra).

Nicola Doherty ancora piange in aula mentre racconta: "Hanno cominciato a picchiarci immediatamente. C'era gente che piangeva e implorava i poliziotti di fermarsi. Anch'io piangevo e chiedevo che la smettessero. Uno mi è venuto vicino e con fare dolce mi ha detto "Poverina!" e mi ha colpito ancora. Sembrava che ci odiassero. Ho visto un poliziotto con un coltello in mano, bloccava le ragazze, i ragazzi e tagliava una ciocca di capelli con il coltello". Voleva il suo personale trofeo di guerra. Altri continuano a gridare, dopo aver picchiato duro: "Dì, che sei una merda". Mentre colpiscono gridano: "Frocio!", "Comunista!", "Volevate scherzare con la polizia?", "Nessuno sa che siamo qui e ora vi ammazziamo tutti!".

Lena Zulkhe, colpita alle spalle e alla testa, cade subito. Le danno calci alla schiena, alle gambe, tra le gambe. "Mentre picchiavano, ho avuto la sensazione che si divertissero". La trascinano per le scale afferrandola per i capelli e tenendola a faccia in giù. Continuano a picchiarla mentre cade. La rovesciano quasi di peso verso il pianoterra. "Non vedevo niente, soltanto macchie nere. Credo di essere per un attimo svenuta. Ricordo soltanto - ma quanto tempo era passato? - che sono stata gettata su altre due persone, non si sono mossi e io gli ho chiesto se erano vivi. Non hanno risposto, sono stata sdraiata sopra di loro e non riuscivo a muovermi e mi sono accorta che avevo sangue sulla faccia, il braccio destro era inclinato e non riuscivo a muoverlo mentre il sinistro si muoveva ma non ero più in grado di controllarlo. Avevo tantissima paura e pensavo che sicuramente mi avrebbero ammazzata".

Dei 93 ospiti della "Diaz" arrestati, 82 sono feriti, 63 ricoverati ospedale (tre, le prognosi riservate), 20 subiscono fratture ossee (alle mani e alle costole soprattutto, e poi alla mandibola, agli zigomi, al setto nasale, al cranio).
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Che cosa ha provocato questa violenza rabbiosa e omicida? Come è stata possibile pensarla, organizzarla, realizzarla. Il 22 luglio, il portavoce del capo della polizia convoca una conferenza stampa e distribuisce un breve comunicato che vale la pena di ricordare per intero: "Anche a seguito di violenze commesse contro pattuglie della Polizia di Stato nella serata di ieri in via Cesare Battisti, si è deciso, previa informazione all'autorità giudiziaria, di procedere a perquisizione della scuola Diaz che ospitava numerosi giovani tra i quali quelli che avevano bersagliato le pattuglie con lancio di bottiglie e pietre. Nella scuola Diaz sono stati trovati 92 giovani, in gran parte di nazionalità straniera, dei quali 61 con evidenti e pregresse contusioni e ferite. In vari locali dello stabile sono stati sequestrati armi, oggetti da offesa ed altro materiale che ricollegano il gruppo dei giovani in questione ai disordini e alle violenze scatenate dai Black Bloc a Genova nei giorni 20 e 21. Tutti i 92 giovani sono stati tratti in arresto per associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e saccheggio e detenzione di bottiglie molotov. All'atto dell'irruzione uno degli occupanti ha colpito con un coltello un agente di Polizia che non ha riportato lesioni perché protetto da un corpetto. Tutti i feriti sono stati condotti per le cure in ospedali cittadini". Il portavoce mostra anche le due molotov che sarebbero state trovate nell'ingresso della scuola, "nella disponibilità degli occupanti".
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Il processo di Genova ha dimostrato ragionevolmente (e spesso con la qualità della certezza) che nessuna delle circostanze descritte dal portavoce del capo della polizia (capo della polizia era all'epoca Gianni De Gennaro) corrisponde al vero. Quelle accuse sono false, quelle ragioni sono inventate di sana pianta. Si dice che l'assalto (la "perquisizione") fu organizzato dopo che un corteo di auto e blindati della polizia era stato, poco prima della mezzanotte, assalito in via Cesare Battisti con pietre, bottiglie e bastoni. Il processo ha dimostrato che non c'è stata nessuna pattuglia aggredita. Si dice che gli ospiti della Diaz fossero già feriti, quindi coinvolti negli scontri in città.

Nessuno dei 93 arrestati era ferito prima di essere bastonato dai "celerini". Poliziotti, comandanti, dirigenti hanno riferito che, mentre entravano nella scuola, c'è stata contro di loro una sassaiola e addirittura il lancio di un maglio spaccapietre. I filmati hanno dimostrato che non fu lanciata alcun sasso e nessun maglio. Il comandante del Reparto Mobile di Roma ha scritto in un verbale che ci fu una vigorosa resistenza da parte di "alcuni degli occupanti, armati di spranghe, bastoni e quant'altro". Assicura che nella scuola (entra tra i primi) sono stati "abbandonati a terra, numerosi e vari attrezzi atti ad offendere, tipo bastoni, catene e anche un grosso maglio".

Nella scuola non c'è stata alcuna colluttazione, nessuna resistenza, soltanto un pestaggio. Nessuno degli occupanti ha tentato di uccidere con una coltellata il poliziotto Massimo Nucera. Due perizie dei carabinieri del Ris hanno smentito che lo sbrego nel suo corpetto possa essere il frutto di una coltellata. Nella scuola non c'erano molotov. Come ha testimoniato il vicequestore che le ha sequestrate, quelle due molotov furono ritrovate da lui non nella scuola la notte del 22 luglio, ma sul lungomare di Corso Italia nel pomeriggio del giorno precedente. La prova falsa, manipolata, è stata inspiegabilmente distrutta, durante il processo, nella questura di Genova.
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In settimana il tribunale deciderà delle responsabilità personali dei 29 imputati (poliziotti, dirigenti, comandanti, alti funzionari della polizia di Stato) accusati di falso ideologico, abuso di ufficio, arresto illegale e calunnia. Quel che qui conta dire è che la responsabilità non penale, ma tecnico-politica di chi, impotente a fronteggiare i black bloc, si è abbandonato (per vendetta? per frustrazione? con quali ordini e di chi?) a pestaggi ingiustificati e indiscriminati, non può e non deve essere liquidata da questa sentenza. Centinaia di agenti, sottufficiali, ufficiali, dirigenti di polizia, funzionari del Dipartimento di pubblica sicurezza hanno mentito durante le indagini e al processo.

E chi non ha mentito, ha negato, taciuto o dissimulato quel che ha visto e saputo. Dell'assalto alla "Diaz" non inquieta soltanto il massacro di 93 cittadini inermi diventati in una notte "criminali" a cui non si riconosce alcuna garanzia e diritto. Quel che angoscia è anche questo silenzio arrogante, l'omertà indecorosa che manipola prove; costruisce a tavolino colpevoli; nasconde le responsabilità; sfida, senza alcuna lealtà istituzionale, il potere destinato ad accertare i fatti. Le apprensioni di sette anni raddoppiano ora che, decreto dopo decreto, si fa avanti un "diritto di polizia". Il Paese ha bisogno di sapere se il giuramento alla Costituzione delle forze dell'ordine non sia una impudente finzione. Perché quel che è accaduto a Mark Covell e ai suoi 92 occasionali compagni di sventura rende chiaro, più di qualsiasi riflessione, come uno Stato che si presenta nelle vesti di sbirro e carnefice fa assai presto a diventare uno Stato criminale quando il dissidente, il non conforme, l'altro diventa un "nemico" da annientare.

(10 novembre 2008)
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domenica, 09 novembre 2008

"Attenzione! Bush potrebbe compiere l'ultima razzia"

Naomi Klein: "Attenzione! Bush potrebbe compiere l'ultima razzia"
Domenica 09 Novembre 2008 09:36

di Fulvio Lo Cicero da: www.dazebao.org

Non è nuova alle analisi radicali ma realistiche. Naomi Klein, studiosa impegnata nella critica dei processi di globalizzazione del capitalismo post-industriale, ha lanciato l’ultimo allarme. L'amministrazione di George W. Bush può colpire ancora.

Ed è proprio negli ottanta giorni di transizione che separano Barak Obama dal giuramento (che avverrà il 20 gennaio e farà entrare il nuovo Presidente nel pieno delle sue funzioni) che si nascondono le insidie.

Obama è stato eletto anche per il suo programma economico, che si fonda essenzialmente su una sorta di rivoluzione copernicana rispetto all’era dei Bush e dei Reagan. Egli punta su un’altra direzione “che consenta di ricostruire l’economia dal basso verso l’alto, più che dall’alto in basso”, scrive la Klein. Per sostenere i ceti medi afflitti dalla più grave crisi economica dagli anni Trenta, Obama vuole aumentare le tasse ai ricchi, finanziando così l’estensione del’assistenza sanitaria (che in America non è un diritto individuale ma una semplice opportunità, legata alle vicissitudini del caso) e mettere a punto strumenti efficaci di redistribuzione del reddito. Ma ci riuscirà? “Ogni giorno, per tutto il giorno – scrive ancora la Klein – dai network che si occupano di affari sentiamo dire che alla luce dell’attuale crisi economica, le corporation devono vedersi abbassare le tasse e limitare le regolamentazioni”. Le solite soluzioni, propagandate come verità dal neoliberismo, che hanno portato l’America e il mondo intero sull’orlo del baratro e procurato profitti miliardari ai ricchi già ricchi. Insomma c’è il rischio che il nuovo Presidente americano possa essere, almeno in parte, irretito dai nuovi “untori” del capitalismo americano e internazionale.

Ma c’è un altro rischio ancora più grave. Naomi Klein ha trascorso le ultime settimane a studiare il “piano di salvataggio economico” scritto nei piani alti del Dipartimento al Tesoro per superare la crisi dei mercati finanziari e dell’economia nel suo complesso. Secondo la giornalista, l'amministrazione Bush ha ancora tutta l’intenzione di realizzare quella che deve considerarsi una vera e propria razzia finale della disastrosa amministrazione repubblicana. Se ciò dovesse avvenire, non soltanto tale “piano di salvataggio” trasferirà centinaia di miliardi a società legate a filo doppio agli attuali esponenti dell’amministrazione di Bush, ma creerà un debito stratosferico per la futura amministrazione di Obama, impedendole quasi del tutto le riforme annunciate.

Il pericolo di tali razzie, nei periodi di transizione come questo, si sono ripetutamente realizzati, sostiene la Klein e conclude: “Se a questo saccheggio conclusivo non verrà immediatamente posta fine, possiamo anche scordarci che Obama possa poi agire positivamente in relazione agli aspetti più progressisti della sua piattaforma elettorale, per non parlare della speranza che egli possa offrire al Paese un nuovo grandioso New Deal verde”.
postato da webrond17 alle ore 20:50 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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